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Posted: Friday, September 16, 2016 - 0 comment(s) [ Comment ] - 0 trackback(s) [ Trackback ] - 0 Likes [ Likes ]
Category: Scienza

 La Via Lattea in 3D: ecco il primo censimento stellare di Gaia

I primi risultati del satellite dell’Agenzia Spaziale Europea, che vede una forte partecipazione italiana. Un enorme archivio stellare che aiuterà a mappare la nostra Galassia con un dettaglio mai raggiunto prima

 

A PRIMA vista, sembrano tanti granelli di sabbia. Granelli che, visti tutti insieme, disegnano una porzione della Via Lattea, la Galassia in cui viviamo. Ma se li guardiamo bene, scopriamo che quei granelli sono in realtà stelle, molte delle quali simili al nostro Sole. E' questa la prospettiva, davvero astronomica, che potremo avere grazie alla missione Gaia dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Nel corso di una conferenza stampa al centro Esa ESTAC presso Madrid, il team di Gaia ha infatti reso pubblici i primi risultati della missione, basati sulle osservazioni condotte nel primo anno di osservazioni. Un ricco bottino da circa un miliardo di stelle, di cui sono state misurate la posizione e la luminosità con precisione senza precedenti. Oltre a questa mappatura galattica, gli scienziati di Gaia hanno annunciato altri risultati, come la misura del moto di circa due milioni di stelle e il monitoraggio di tremila stelle variabili. Questo primo censimento stellare è stato accompagnato da un cospicuo numero di articoli scientifici, in cui il team discute i principali risultati prodotti dall'analisi delle osservazioni.

Ma questa valanga di risultati è solo la punta dell'iceberg: Gaia, che vede un'ampia partecipazione italiana, è progettata per osservare il cielo nel corso di cinque anni, e costruire così il più grande archivio stellare mai realizzato. I dati prodotti saranno fondamentali per diversi campi dell'astrofisica, dallo studio della materia oscura alla ricerca di asteroidi potenzialmente pericolosi.

 

Cartografia stellare. Lanciata nel dicembre del 2013, Gaia è una missione dedicata all'astrometria, quel settore dell'astronomia dedicata alla misura delle posizioni, distanze e velocità delle stelle. Fin dall'antichità infatti, gli astronomi hanno sempre studiato la posizione delle stelle in cielo, per comprenderne i movimenti e il loro ruolo nell'evoluzione galattica. Una tradizione che si è consolidata con la realizzazione di apposite missioni astrometriche, come il satellite Hipparcos dell'Esa, che ha osservato il cielo dal 1989 al 1993, producendo un catalogo con più di 100 mila stelle.

Ora è il turno di Gaia, che realizzerà misure con una precisione almeno 200 volte maggiore rispetto a Hipparcos. E, con misure così precise, aiuterà gli astronomi a rispondere a molte domande aperte nella moderna astronomia. Misurando la posizione e il modo delle stelle potrà contribuire a ricostruire la storia della Via Lattea e a determinare quanta sia la materia oscura contenuta in essa. Sarà inoltre possibile scovare nuovi pianeti extrasolari, misurando le piccolissime perturbazioni indotte sul moto della stella principale. Monitorando costantemente il cielo, Gaia riuscirà poi a scoprire nuovi asteroidi e a tenere sotto controllo quelli più pericolosi.

Le sfide di Gaia. Ma la missione Gaia ha uno scopo ben più ambizioso. Nel corso dei suoi cinque anni di osservazioni, questa missione da 740 milioni di euro (450 solo per il satellite), ci consentirà di misurare con altissima precisione la posizione di più di un miliardo di stelle fino alla quindicesima magnitudine, ovvero 4 milioni di volte più deboli di Sirio, la stella più brillante del cielo. Per ciascuna stella, Gaia ne misurerà la posizione con una precisione di 20 milionesimi di secondo d'arco, più o meno le dimensioni angolari della capocchia di uno spillo sulla superficie lunare.

Misurando anno dopo anno la posizione di queste stelle, Gaia potrà determinarne il movimento nello spazio, determinarne la distanza tramite laparallasse, e potrà inoltre monitorare le variazioni di luminosità nel corso del tempo. La costruzione e realizzazione di una missione così complessa è stata una sfida tecnologica sotto diversi aspetti, come spiega Mario Lattanzi, dell'Inaf-Osservatorio Astronomico di Torino, responsabile italiano per Gaia: ''Prima di tutto la realizzazione e le operazioni in un'orbita così lontana: Gaia è a 1.5 milioni di chilometri dalla Terra, nel punto Lagrangiano L2 del sistema Terra-Sole, in un ambiente non protetto dal plasma solare. Ci sono poi gli strumenti scientifici, telescopi e specchi compresi, realizzati in carburo di silicio per assicurare la massima stabilità termica e il mantenimento della stessa durante tutta la vita operativa, e infine la realizzazione del sistema per il calcolo ad alte prestazioni, in particolare dei sei centri di analisi dati, qualcosa di mai realizzato prima in Europa''.

''Oggi non vengono solo rilasciate le prime immagini della Via Lattea ripresa dal satellite Gaia – aggiunge la Responsabile Osservazione e Esplorazione dell’Universo dell'ASI, Barbara Negri – ma soprattutto l’immensa moli di dati fin qui raccolti. Da adesso la comunità scientifica potrà avere accesso a questi dati che appaiono essere molto, molto promettenti''.

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Il primo censimento stellare. La prima versione del catalogo di Gaia contiene i risultati delle osservazioni condotte dal 25 luglio 2014 al 16 settembre 2015, e fornisce le prime misure accurate di posizione e di luminosità per circa un miliardo di stelle. Ma questo gigantesco archivio è solo una delle novità annunciate oggi, commenta Lattanzi.
''Senza dubbio i moti e le distanze delle circa 2 milioni di stelle più brillanti della magnitudine 12 (cioè fino 250 volte più deboli delle stelle visibili a occhio nudo), che facevano parte delle stelle osservate da Hipparcos, e 110 mila fino alla magnitudine V=9.5, con precisioni maggiori, di circa un millesimo di secondo d'arco".  Già con questo primo anno di osservazioni, Gaia consente di triplicare la precisione delle misure di distanze stellari rispetto al passato. ''Un dato che permettere di espandere già ora il volume attorno al sole per le indagini astrofisiche e galattiche più sofisticate di un fattore 30, fino a 300 parsec'', spiega Lattanzi. Inoltre sono state pubblicate le misure di luminosità di circa 3000 stelle variabili, un decimo delle quali scoperte proprio da Gaia.


L'Italia protagonista. Gli scienziati italiani sono in prima fila nella realizzazione della missione e nello sfruttamento dei dati scientifici. L'Italia infatti partecipa, attraverso l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), al Data Processing and Analysis Consortium (DPAC), con un contributo importante in diversi settori.
In particolare, gli scienziati italiani hanno avuto un ruolo di primo piano già in questo primo catalogo: il team dell'INAF-Osservavorio Astronomico di Bologna ha realizzato il software di calibrazione e di analisi per ottenere le luminosità stellari. Il team di Bologna, insieme ai ricercatori dell'Osservatorio di Napoli, si sono inoltre occupati dello studio di alcune classi di stelle variabili, come le Cefeidi e le RR-Lyrae. I test sulla qualità scientifica delle misure di posizione e di luminosità sono poi state affidate agli scienziati dell'Osservatorio di Padova e di Torino. I dati prodotti sono poi stati inseriti presso l'Asi Science Data Center (ASDC), il centro dati dell'Agenzia Spaziale Italiana, che ospita non solo l'archivio di Gaia ma anche una serie di strumenti software per l'estrazione e lo sfruttamento scientifico dei dati di Gaia.

Questo è solo il primo ''capitolo'' del grande catalogo stellare che realizzerà Gaia nei suoi cinque anni di osservazioni. Ma già da oggi gli scienziati di tutto il mondo andranno a indagare fra tutte quelle stelle per riuscire a scoprire meglio il passato e l'identità stessa della nostra Galassia.

 

Posted: Thursday, September 15, 2016 - 0 comment(s) [ Comment ] - 0 trackback(s) [ Trackback ] - 0 Likes [ Likes ]
Category: Scienza

 Centotrent’anni, oltre 800 figli all’attivo e ancora tanta voglia di dimostrare il suo ‘valore’. Stiamo parlando di Diego, tartaruga della specie Chelonoidis hoodensissul cui carapace grava il peso di dover essere un eroe.

Negli anni 70, durante una spedizione sull’isola Española, perla dell’arcipelagoGalapagos, i ricercatori scoprirono l’esistenza di due esemplari maschi non più in età riproduttiva, un dato che metteva a rischio la sopravvivenza di queste testuggini.

Ecco qui che entra in scena il nostro eroe. Trovare un maschio attivo da riportare a casa era divenuta infatti la priorità per salvaguardare la specie. Fu così che gli studiosi si misero alla ricerca di questo esemplare individuandolo, nel 1975, tra gli ‘ospiti’ del parco zoologico di San Diego. Si trattava proprio di Diego.

Una volta riportato nelle Galapagos, grazie a lui fu possibile iniziare il programma di allevamento in cattività per la ripopolazione della specie delle Chelonoidis hoodensis.

Oggi la situazione si è normalizzata e le tartarughe riescono a riprodursi anche allo stato selvatico.

La sfida è arrivare al punto in cui non sarà più necessario il programma di riproduzione in cattività. Grazie a Diego quest’obiettivo appare molto più..a portata di zampa.